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dubitatore iniziale

MessaggioInviato: 13/05/2011, 19:31
da tiziano
Hai ragione per quanto riguarda gli indicatori, il fatto è che - come dicevo - volevo semplificare; in effetti succede che questi indicatori formano una sorta di autoreferenzialità epistemica dentro un determinato paradigma, se entra in crisi il paradigma possono diventare incoerenti. Ma insomma, poiché abbiamo a che fare con verità con l'iniziale minuscola si tratta di ricercare ed argomentare pazientemente, consapevoli che i dogmi sono illusioni e tutto è controvertibile.
Tuttavia vorrei specificare un punto che potrebbe prestarsi all'equivoco: per me non il filosofo è il dubitatore bensì il dubitatore (qualunque sia il suo status o ruolo o cultura) è il filosofo; però non voglio che si riduca a dubitare soltanto, facendo come il figlio di Cupiello nella commedia di Edoardo, che davanti al presepe continua a ripetere: "Nun me piace!". Una volta che sia stata posta una quaestio occorre entrare dentro una ricerca per il suo chiarimento/superamento, se possibile; il dubbio è il primo passo, poi si comincia a riflettere; inoltre il filosofo deve collaborare con gli altri che sono interessati. Ci sono, ad esempio, innumerevoli filosofi che discettano sulla mente semplicemente citando Platone o Cartesio o con l'introspezione, cioè parlando della propria mente, ma ce ne sono altri che collaborano con scienziati, linguisti e medici nell'ambito delle scienze cognitive, mettendo a disposizione il loro punto di vista. Per me così si deve fare.

ciao

P.s mancano all'appello le opinioni di Airali e Jimiboy (e ovviamente di quant'altri vogliano intervenire); penso che soprattutto Airali dovrebbe esprimersi, poiché credo che abbia idee molto diverse dalle nostre.

Re: che fare della filosofia?

MessaggioInviato: 17/05/2011, 20:20
da admin
Eccomi ,eccomi scusate il ritardo. Allora per prima cosa bentornato wolfholw! Visto che sono state dette molte cose inizio col dirvi con cosa sono d’accordo e con cosa non lo sono. Per prima cosa, precisiamo che non è detto che tutti i laureati in filosofia siano filosofi ,anzi… poi come ha detto anche wolfholw “così come non accetto gli scienziati che si ergono a portatori di verità non accetto neanche che i filosofi lo facciano”. D’accordo sono anche sulla distinzione tra filosofi e scienziati “lo scienziato viene ad identificarsi con i canoni della scienza, il filosofo non viene assoggettato (o non dovrebbe) a nessun canone, sarebbe come dire pensatore. Ecco filosofo (come pensatore) mi sembra una categoria più ampia.” Ovviamente invece rifiuto l'idea che i filosofi siano dubitatori di professione, quelli appunto sono un'altra cosa e poi affermare ciò significherebbe sminuire i filosofi e la filosofia stessa,insomma non sono semplici decostruttori,anche se forse al giorno d’oggi lo stanno diventando ,ma questo poi è un altro discorso. Pensiamo a tutte le cose che la filosofia a creato e tutte le idee che ha mandato in circolo è ovvio che a volte per costruire qualcosa di nuovo bisogna prima abbattere le vecchie fondamenta, ma è importante ricordare che ciò in filosofia non viene mai fatto per il semplice gusto di distruggere,ma al massimo per ricostruire,dunque se invece si parla di de costruttori iniziali sono d’accordo, però tenendo sempre presente che il filosofo non si limita solo a questo. Comunque, passando avanti, sono anche d’accordo con Tiziano nell’affermare che la filosofia debba collaborare con scienziati, mettendo a disposizione il suo punto di vista e viceversa ovviamente,questo sempre per poter mostrare quel quadro d’insieme di cui parlavo precedentemente.
Infine, Io credo che, nessuno di noi può dire o essere sicuro che esista o di aver trovato la verità con la v maiuscola o minuscola,però quello che dico io e che mentre per la scienza la verità sarà il fine,e quindi per essa,per la sua ragion d’essere è più importante il risultato,la meta,il raggiungimento di…,per la filosofia è diverso, essa è completamente libera,sciolta da ogni vincolo ed aperta ad ogni orizzonte e perciò sarà al contrario più importante il percorso che la meta stessa.Perciò, per rispondere alla domanda iniziale di Tiziano, credo che in ciò stia la differenza e quindi l’importanza della filosofia , la mia idea quindi non è cambiata rispetto a quella che ho esposto righi e righi sopra. Insomma per me scienza e filosofia sono due modi diversi di guardare una stessa realtà, ma sono entrambi importanti,non si può escludere ne l’uno né l’altro, ne dire che uno sia migliore dell’altro, altrimenti si rischierebbe di gardare le infinite sfaccettature della realtà da un “unico”punto di vista.

a presto.

Airali.

Filosofi laureati

MessaggioInviato: 18/05/2011, 17:01
da tiziano
Salve Airali,
toh! Sono quasi d'accordo anche con te, anche se ho l'impressione che se approfondissimo quel "quasi" non saremmo più d'accordo ;) Comunque l'espressione che ho usata: "filosofi laureati" è ironica, non mi riferisco ai laureati in filosofia, che non si vede cos'altro possano fare se non laurearsi, per poi tentare di intraprendere carriere che ormai sono le più disparate, ma a quelli che vanno a giro per convegni e scrivono libri kilometrici sul nulla col lauro in testa (a me è capitato di leggere libri scoprendo che avevo scritto le stesse cose, ma in 5 o 6 pagine invece che in 500 o 600; sarà che sono pigro... o magari invidioso). Può essere poi che il laureato in filosofia diventi un filosofo oppure un professore di filosofia, le due attività non sono coincidenti, credo.
Comunque c'è un punto su cui siamo tutti d'accordo, e questo è quel che conta: il filosofo è un pensatore, ergo chi pensa è un filosofo, qualunque altra cosa faccia nella vita.
Se vogliamo possiamo accontentarci di questa affascinante definizione. Oppure possiamo spalancare le cateratte filosofiche domandandoci: "che cosa significa pensare?"
A voi la scelta :|

ciao

Re: che fare della filosofia?

MessaggioInviato: 19/05/2011, 12:35
da lokiju
Da dove cominciare..

Infinite volte gli uomini si sono fermati a riflettere su questi argomenti, su cosa sia la filosofia e a cosa serva, quando sia nata, dove, e che forme ha assunto nella sua storia (e nella nostra).
Personalmente ne sono stato sempre attratto, anch'io come voi: è un 'sapere'? è un 'agire'? è un 'sistema'? è un 'metodo'? è 'il' metodo? è la 'cartina tornasole' del pensiero che cerca/scopre/dimostra/crea? è la 'condizione' dell'essere umano? e la sua 'condanna'?
Mi pare che appena si passi a ragionare sui singoli la prospettiva cambi parecchio, e quindi: chi sono i filosofi? Nietzsche è un filosofo che parla di "nulla"? e Wittgenstein? e Carnap? e Peirce? e Marx? e Foucault? e Gadamer? e Russel? e Frege? e Poincarè? e Adam Smith..
quanto ha influito la filosofia nelle scoperte di Freud? e quanto kantismo c'è in Lorentz? e quanto è stata determinante la filosofia per la genesi delle riflessioni di Marcuse o di Piaget o di Austin o di Chomsky o di Einstein o di Levi-Strauss.. nel femminismo di Simone Weil e della grandissima Marìa Zambrano.. nei dibattiti sulla libertà e sulle libertà, sui diritti degli uomini e degli animali, da J. S. Mill a P. Singer..
possiamo negare che la filosofia - qualsiasi cosa essa sia - sia stata influente per questi (e altri) uomini eccezionali? possiamo negare che esista senza dubbio una qualche filosofia che non sia sterile chiacchiera o noioso-accademico-esercizio retorico-autoreferenziale?
Certamente no, non si può negare tutto questo senza essere coscientemente folli..
Ecco il dilemma: la filosofia non si lascia etichettare, classificare, catalogare, ammaestrare..
L'ermeneutica l'ha fondata, la fenomenologia l'ha intuita, la logica l'ha dimostrata, l'ha filosofia del linguaggio ha enunciato le regole invalicabili per poterne parlare seriamente, la morale.. la morale si batte sul campo a suo fianco tutti i giorni, dall'inizio del tempo fino alla fine del mondo..
Alcune filosofie sono state determinanti per aver formulato le domande giuste, altre per aver avuto il coraggio di dare le risposte più scomode, altre sono state indispensabili per aver creato i concetti e gli strumenti da lavoro, altre, forse le più maltrattate, per aver accettare il 'fatto' che a volte non si giunge mai ad una risposta..

Re: che fare della filosofia?

MessaggioInviato: 12/10/2011, 23:41
da marias
Cari Amici io dico grazie che esiste la filosofia grazie che esistete voi e questo forum
La filosofia serve principalmente a una cosa farci vivere meglio !!!!! Guardate che non è cosa da
poco non ci sono riuscite le religioni anzi.........non ci sono riuscite le psicologie di qualsiasi "scuola".....
Non lo possono fare i farmaci, l'alcool, la droga perchè hanno delle pesanti "controindicazioni".
Secondo me la consulenza filosofica e counseling filosofico nei prossimi anni potranno dare significativamente
il loro contribuito a questa "stanca" e demotivata società italiana.
Evviva la filosofia
Marias

Re: che fare della filosofia?

MessaggioInviato: 13/10/2011, 16:11
da alessandra
vivere meglio?
ma nietzsche è impazzito,,marx per molto tempo è vissuto da poveraccio,wittgestein era malato di depressione,eraclito lo descrivono sempre imbronciato,foucault passa gran parte della vita in terapia psicanalitica..nn mi sembra. cmq caro tiziano complimentissimi per il libro.l ho letto d un fiato mi ha fatto riflettere ma anche sorridere,sei una specie di socrate psichicamente sano te,diverso da come mentalmente turbato tu lo hai descritto...ironia maieutica ma senza troppe emozioni inquietanti.Mi è sembrato un insieme di pensieri leggeri,ma non nel senso di superficiali anzi...hai reso leggere semplici divertenti idee particolari profonde e per nulla scontate ..insomma amio avviso hai fatto una cosa molto difficile e l hai fatta come se niente fosse.
Giusto per ricordara un piccolo particolare:il pascal truffatore mi ha sorpreso:non ci avevo mai pensato :)
AUGURONI PER EVENTUALI NUOVI LIBRI

Re: che fare della filosofia?

MessaggioInviato: 09/02/2012, 14:26
da manu6595
La filosofia vefe le cose con occhio giudizioso e critico. Parte dal resupposto che la realtá che i sociilogi i biologi ecc sia illusoria e cercano un essenza. Se biologia e filosofia e psicologia fossero state la stessa cosa, piaget non li avrebbe uniti creando la nuova disciplina chiamata psocologia genetica