riflessioni senili

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riflessioni senili

Messaggioda tiziano il 31/12/2020, 18:39

Quando ero giovane, in preda all'entusiasmo per la ribellione in atto e per la rivoluzione prossima ventura (ma la ribellione era per molti aspetti apparente, fu più che altro un'acculturata forma di ricreazione, mentre la rivoluzione era un sogno sognato da idioti - e purtroppo alcuni di questi idioti, tra cui alcuni amici miei, fecero danni, finirono in carcere, uccisero), credevo che il disordine fosse foriero di progresso e l'ordine un repressivo ostacolo, per cui occorreva pensare in modo trasgressivo; oggi - che giovane non sono più - la credenza si è ribaltata: sono diventato (ma ho il dubbio di esserlo sempre stato inconsapevolmente, per indole) uomo d'ordine (intellettuale, non politico, ma questo è un altro discorso), perciò avverso al disordine (intellettuale),anche se continua ad interessarmi e talvolta affascinarmi. Giungo persino ad agognare forme rituali di comportamento e di pensiero, alla giapponese, interiori o interiorizzate.
E' un fatto che l'attuale sbracamento collettivo tipico della "democratica" società di massa mi ripugna; ho un atteggiamento da "Diamoci del lei, prego!" e mi sento di vivere in uno stato d'assedio; ad assediarmi è una folla di stupidi galleggiante nella banalità, mediocrità, superficialità. E sono rassegnato: non c'è verso di convincere gli stupidi della loro stupidità. Faccio quindi come Machiavelli: il giorno m'ingaglioffisco e la sera mi rivesto di panni curiali e finalmente penso.
Domanda: è una conquista etica, o un sopravveniente conservatorismo senile, o una parvenza di aristocraticismo d'accatto piccolo-borghese (ma si usa ancora questo termine?)
tiziano
 
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