fragmenta III

Ed ora rilassatevi,chiudete gli occhi,aprite la mente e lasciate volare liberi i vostri pensieri,le vostre riflessioni filosofiche...

fragmenta III

Messaggioda tiziano il 24/06/2019, 19:05

io la penso come Flaiano (di cui sono un estimatore): L'infelicità che gli uomini comuni lamentano viene unicamente dall'errata convinzione di esistere per il raggiungimento della felicità; o che la felicità esista perché gli abitanti di questa scadentissima parte dell'universo che è la Terra possano raggiungerla. Tutto procede da questo malinteso iniziale, da questo primo capzioso sillogismo. Riteniamo la nostra esistenza così essenziale per l'universo che siamo portati a darle uno scopo. Ora bisognerebbe prima dimostrare che anche l'universo ha uno scopo. La verità, che un bel giorno ci si rivela ma che ci affrettiamo a rifiutare, è che nemmeno l'universo ha uno scopo. Se avesse uno scopo non sarebbe eterno, né si farebbe credere tale(Diario notturno).
Per questo mi hanno sempre sconcertato le parole della Dichiarazione di Indipendenza americana (con tutta la simpatia che nutro per Jefferson); che tutti gli uomini abbiano diritto alla ricerca della felicità mi pare un'espressione più che altro retorica. Intanto perché definire quella ricerca un diritto non vuol dir nulla, se per diritto si intende una disposizione socialmente e politicamente garantita, ma poi come si fa a definire la felicità? Figuriamoci se si parla della felicità del popolo (cosa diamine è il “popolo”?)
Che cos'è la felicità? Diciamo che è uno stato di completa soddisfazione che occupa totalmente la coscienza. Ma ecco che ci intrighiamo nella semiosi illimitata: che significa allora "completa soddisfazione"? Realizzazione di tutti i desideri, o almeno quelli di cui si è consapevoli? Ma già questo pone un limite temporale, come aveva ben capito Leopardi: si può soddisfare un desiderio ma non il desiderare.
La stessa etimologia della parola "felicità" rimanda all'idea di ricchezza, abbondanza; perciò è probabile che Jefferson intendesse per ricerca della felicità il raggiungimente del benessere, della sicurezza, della soddisfazione dei bisogni primari; ovvero - come sintetizzò bene Marcuse - una libertà da piuttosto e prima di una libertà per qualcosa; dato che è evidente che per avere un progetto di vita bisogna prima che si possa vivere liberi dal bisogno e dalla paura. Perciò, infine, direi che "felicità" fu allora un concetto da contestualizzare con la cultura illuminista dell'epoca, con lo spirito del tempo; oggi useremmo un'espressione come, ad esempio, quella della nostra Costituzione: "pieno sviluppo della persona umana".
Credo che possa aiutarmi la teoria dei bisogni di Maslow (esposta in un testo del 1970, "Motivazione e personalità", nell'ambito di quella che allora veniva definita psicologia umanistica, di cui il principale esponente era Fromm, autore di "Avere o essere?"); in sintesi: ci sono bisogni primari: fisiologi, di sicurezza, affettivi, identitari, in una naturale gerarchia (prima devo mangiare, poi devo amare ed essere amato, poi devo riconoscermi in un gruppo, ecc.), infine c'è il bisogno dell'autorealizzazione, di divenire ciò che voglio essere. Quando una personalità si è autorealizzata si verifica una condizione definita da Maslow peak esperience, esperienza culminante. L'esperienza culminante è caratterizzata da un forte senso di meraviglia, da una estatica sensazione d'essere fuori dallo spazio e dal tempo, nella consapevolezza che sia accaduto qualcosa di estremamente importante; perciò è prossima all'esperienza religiosa e perfino mistica, tuttavia è più reale e più frequente nella vita quotidiana. Di fatto è un'intensificazione emotiva e percettiva in cui siamo come spaesati, leggeri, dentro una - uso un'espressione forse troppo impegnativa - condizione di trascendenza di sé.
Ebbene, mi pare proprio che Maslow traduca in termini moderni quanto sosteneva il grande Aristotele sulla eudaimonìa, quel senso di vivere accompagnato da un demone benigno.
tiziano
 
Messaggi: 206
Iscritto il: 24/06/2010, 16:07

Torna a Riflessioni filosofiche

cron