dialogo di un filosofo e del suo demone

Ed ora rilassatevi,chiudete gli occhi,aprite la mente e lasciate volare liberi i vostri pensieri,le vostre riflessioni filosofiche...

dialogo di un filosofo e del suo demone

Messaggioda tiziano il 18/07/2014, 18:01

Mi sono divertito a raccattare in quà e là nel forum brani di post miei di qualche altro partecipante (tra quei pochi che un tempo partecipavano) ricucendoli in una cornice un pò autobiografica, ecco cosa ne è venuto fuori:

DIALOGO DEL FILOSOFO E DEL SUO DEMONE

Bel tempo o brutto che sia, è abitudine di un certo filosofo di andare a sedersi su una panchina del lungomare cittadino, da dove si intravedono brumosi profili di isole galleggianti sul mare ma, soprattutto, può starsene solitario a conversare con se stesso. Ma questo è quel che pare al passante che lo sfiora nella sua passeggiata, perché in realtà, invece, egli discute vivacemente con un suo demone, col quale non è mai d’accordo. Ecco quel che si son detti oggi.
Il demone: Guarda che è soltanto un bel po’ di H2O. E’ inutile che te ne stia a pensare al mare che ti pare una metafora della materia primordiale, o altre amenità di questo tipo. Voli pindarici, lirismi inconcludenti; lascia che ci pensino gli scienziati, al mare. Vuoi parlare di natura? Lascia perdere, ci pensano i fisici, i chimici, i meccanici (che non son più "vili" come li apostrofava Petrarca) Vuoi parlare di vita? Ma ci pensano i biologi. Vuoi parlare di società? Ma ci pensano gli storici, i sociologi e gli antropologi. Vuoi parlare di essere umani? Ma ci pensano gli antropologi e gli psicologi. Volete parlare di mente? Ma ci pensano gli psicologi e i neurologi. Ma di cosa diamine volete parlare, voi filosofi, analitici o continentali, realisti o idealisti, ermeneuti o logici e chi più ne ha più ne metta?
Il filosofo: Di quello di cui gli scienziati non possono parlare, perché è pur vero che loro osservano le cose da vicino ma è da lontano che si vedono più nitidamente. A noi filosofi poco importa parlare della singola tessera del mosaico del mondo, è l'immagine intera, il quadro d'insieme che ci interessa, è di ciò che va al di là del nostro naso, di ciò che va oltre che amiamo parlare!
Demone: E cosa sarebbe "ciò che va oltre"? Ci sono filosofi che hanno edificato sistemi di pensiero (e la loro fortuna) su espressioni siffatte. Come faccio a pensare e parlare di qualcosa di vago che sta oltre un confine indeterminato? Al massimo vi posso alludere. E lasciamo perdere quelli che scrivono “pro-vocare” invece di “provocare” e “differanza” invece di “differenza”. Credo che quell’arnese detto filosofia sia oggi costretto tra la scienza, che ha contribuito a far nascere (ed è comunque stato un contributo notevole), e la letteratura; ammetto che sia affascinante ma la filosofia-letteratura non mi va, sopporto solo Leopardi, il cui “oltre” è un abisso insensato, una coltre di dolore, un in-oltre che è comunque un ex . Come vedi posso essere bravo a vender fumo, quasi come Cacciari!
Il filosofo: Ma è perché il filosofo è come bambino di fronte a un mondo da scoprire, pronto a porsi un milione
di domande, sta sempre a chiedere perché, è proprio il più adatto a parlare di tutto. Io direi che il filosofo è colui che si meraviglia di tutto, d’altronde l’aveva ben capito Aristotele che la filosofia nasce dallo stupore. E' la persona giusta, con la mentalità adatta a farsi le domande giuste! e non importa se poi non sarà lui ad avere le risposte giuste. Le risposte spesso sono relative, imperfette, le domande invece paradossalmente sono sempre corrette. I biologi, i fisici, i chimici, gli psicologi… si sono plasmati su specifiche teorie, su studi che per forza di cose ne hanno influenzato il modo di ragionare e di vedere le cose, la filosofia invece credo sia una delle poche, se non l'unica, attività intellettuale che non limita il pensiero umano a delle teorie e a dei metodi. Ogni studio specifico ti porta a formare una specifica "forma mentis" per quella data materia, mentre la filosofia ti crea una forma mentis globale. E’ uno studio superpartes che dovrebbe a mio parere sovraintendere a tutte le scienze umane. Mai dare per scontato niente, non fidarsi neanche delle proprie percezioni.. Beh a mio avviso la filosofia serve proprio a mettere tutto in dubbio… ma non dal punto di vista logico, razionale, critico; quello lo fanno gli scienziati, come hai ben detto tu. Ma chi mette in dubbio la scienza? Chi può mettere in dubbio l’atteggiamento logico, razionale? Evidentemente questo lo scienziato non lo può fare, questo è il compito del filosofo. Lo scienziato non può riconoscere che la scienza non è la verità ma solo un punto di vista da cui si guarda la verità stessa. È la filosofia che insinua (o almeno dovrebbe) il dubbio verso tutto ciò che si proclama verità…, anche nei riguardi della filosofia stessa, ovviamente.

Demone: sarei d’accordo con te (e con Kant, che la pensava quasi così) se non fosse che ho tre perplessità: perché la filosofia dovrebbe sovrintendere alle scienze e non piuttosto sottintendere, ovvero darsi il ruolo di dubitatore finale, piuttosto che di esecutore iniziale? Questo ruolo ormai l'ha perduto, giustamente, poiché le filosofie sistematiche sono ormai tramontate. Ma comunque – seconda perplessità - ha le conoscenze per poterlo fare? Mi spiego con un esempio: Einstein dice "Dio non gioca a dadi con l'universo", questa è un'affermazione metafisica non scientifica, che potrebbe fare un filosofo, tuttavia il filosofo non saprebbe mica tanto di che parla, perché non è in grado, come Eistein, di comprendere perché la meccanica quantistica è un gioco di dadi. Quindi Einstein ha maggior credito anche come filosofo, quando fa il filosofo.
Infine, terza perplessità: ma allora accade che pur rimanendo la filosofia come razionale atteggiamento critico nei confronti degli altri saperi, essa di diffonderebbe ovunque, cioè tutti i critici sarebbero filosofi, ergo non ci sarebbero più filosofi, intesi come corporazione specialistica. E neanche la filosofia come branca di sapere. Addio ai filosofi laureati.

Filosofo: la questione di chiamarsi scienziato o filosofo non mi pare tanto importante, comunque c’è una notevole differenza, perché mentre lo scienziato si identifica con i canoni della scienza il filosofo non si assoggetta, o non dovrebbe assoggettarsi, a nessun canone.
Demone: non farne una questione nominalistica. Se il compito della filosofia è quello diabolico di seminare dubbi e quindi stimolare ricerche, ogni diabolico seminatore è di fatto un filosofo; ergo la filosofia dovrebbe essere uno stile di pensiero ed una comunità di pensatori, mi pare invece che sia solo una corporazione (i "filosofi laureati"), composta soprattutto di glossatori della filosofia del passato, che abbia la presunzione di ergersi a maestra del sapere e della morale, che s'ammanti di argomentazioni fumose ed autoreferenziali. Per fare un esempio: ci sono migliaia di chiosatori di Kant ma io credo che il migliore sia stato uno scienziato: Lorenz (se non l'avessi già fatta ti consiglio la lettura del suo "L'altra faccia dello specchio", almeno il primo capitolo). Potrei allora dire che Lorenz è uno scienziato e un filosofo.
Filosofo: Tu vuoi incastrarmi in una dicotomia che non mi piace, per me scienza e filosofia sono due modi diversi di guardare una stessa realtà, ma sono entrambi importanti,non si può escludere ne l’uno né l’altro, ne dire che uno sia migliore dell’altro, altrimenti si rischierebbe di guardare le infinite sfaccettature della realtà da un “unico”punto di vista.

Demone: La dicotomia l’avete creata voi filosofi, con la vostra pretesa di crearvi un ruolo speciale. Comunque io sono un demone epistemologo e da epistemologo so bene quali sono i limiti, epistemici appunto, della conoscenza scientifica; ma so anche che non c'è altra forma di conoscenza che abbia altrettanto validi indicatori di verità (che non sono la Verità, di cui non sappiamo che farcene)
Filosofo: Mi fa piacere che tu riconosca i limiti della scienza ma ti assicuro che molti scienziati (non i grandi scienziati) non li riconoscono. Sul fatto che la scienza abbia i più validi “indicatori di verità” avrei qualche (e non poche) perplessità. Può essere più accreditata per quanto riguarda i dati empirici, non è detto che i dati empirici siano i più validi indicatori di verità. Così come non accetto gli scienziati che si ergono a portatori di verità non accetto neanche che i filosofi lo facciano. Un altro chiarimento: più che insinuare il dubbio la filosofia dovrebbe (almeno a mio avviso) decostruire tutto ciò che è stato e si costruisce tuttora come un qualcosa di assoluto.
Demone: Toh! Allora siamo ambedue ponzipilati piuttosto che gesucristi. Perchè quando Gesù dice a Pilato: "Io sono la verità" questi gli chiede che cos'è la verità, però non attende la risposta, se ne va, deve avere altro da fare. Però c'è Verità e verità: quella con la V maiuscola non esiste, lasciamo che la rincorrano i metafisici; ma quella con la v minuscola esiste, solo che è l'effetto di una teoria. Sostengo, ad esempio, che è vero che la somma degli angoli interni di un triangolo è 180°, se è vero il 5° postulato; ma è proprio questo postulato che non posso dimostrare. Tuttavia all'interno della geometria euclidea l'asserto è vero.. Gli indicatori di verità non sono trascendenti, non hanno quindi a che fare con la Verità; possono essere interni, cioè propri della dimensione epistemica (ad esempio: coerenza, generalità, ecc.), o esterni (ad esempio precisione osservativa, esito sperimentale, ecc.); la questione in effetti è più complicata ma semplifico per non annoiarti. Il problema è che nel tempo questi indicatori sono mutati; ad esempio nel medio evo era un indicatore la confessione o l'autorità, l'ipse dixit. Credo che quelli adottati dalla scienza, benché anch'essi non incontrovertibili, siano superiori ai precedenti: ovviamente nulla mi proibisce di credere che si possa andare sulla Luna cavalcando l'Ippogrifo, tuttavia credo che alcuni indicatori di verità me lo sconsiglino (ad esempio l'impegno ontologico: esiste da qualche parte un Ippogrifo?)
Filosofo: Concordo pienamente per quanto riguarda il punto 1. Il punto 2 è più complesso: non posso dire che la verità è che non esistano verità; è un paradosso. Tuttavia mettendo la maiuscola alla seconda verità della frase questa risulta coerente. La mia affermazione si riferisce ad alcune di quelle verità minuscole, di quei punti di vista. Ora, per me è importante che il filosofo dichiari anche questa verità, non meno importante di quella del dubitare. Punto 3. Gli indicatori di verità interni risultano condizionati dal metodo che viene applicato appunto perchè interni a quel ramo specifico. Tuttavia anche quelli esterni mi sembrano condizionati. E poi... gli ippogrifi non gli ho mai disprezzati

Demone: Hai ragione per quanto riguarda gli indicatori, il fatto è che - come dicevo - volevo semplificare; in effetti succede che questi indicatori formano una sorta di autoreferenzialità epistemica dentro un determinato paradigma, se entra in crisi il paradigma possono diventare incoerenti. Ma insomma, poiché abbiamo a che fare con verità con l'iniziale minuscola si tratta di ricercare ed argomentare pazientemente, consapevoli che i dogmi sono illusioni e tutto è controvertibile.
Tuttavia vorrei specificare un punto che potrebbe prestarsi all'equivoco: per me non il filosofo è il dubitatore bensì il dubitatore (qualunque sia il suo status o ruolo o cultura) è il filosofo; però non voglio che si riduca a dubitare soltanto, facendo come il figlio di Cupiello nella commedia di Edoardo, che davanti al presepe continua a ripetere: "Nun me piace!". Una volta che sia stata posta una quaestio occorre entrare dentro una ricerca per il suo chiarimento/superamento, se possibile; il dubbio è il primo passo, poi si comincia a riflettere; inoltre il filosofo deve collaborare con gli altri che sono interessati. Ci sono, ad esempio, innumerevoli filosofi che discettano sulla mente semplicemente citando Platone o Cartesio o con l'introspezione, cioè parlando della propria mente, ma ce ne sono altri che collaborano con scienziati, linguisti e medici nell'ambito delle scienze cognitive, mettendo a disposizione il loro punto di vista. Per me così si deve fare.

Filosofo: Hai detto che ho ragione! E’ la prima volta…

Demone: Non illuderti. A parte il fatto che ho acconsentito su una questione marginale, non l’hai ancora capito che non c’è ragione che possa giustificare la ragione…


Voi ora penserete: - Ma non hai niente di meglio da fare che perder tempo in queste sciocchezze? Sì, anche perché in questo forum sono praticamente solo, tant'è che mi chiedo sempre perché non lo abbandono...Ma poi ho capito che in effetti mi serve da "pensatoio", da laboratorio per le mie idee. E allora resto, resisto, consisto. Proprio come il mio filosofo sulla panchina: ecco, questa è la mia panchina, come quella di Diderot accanto al Cafè de la Regence; quando vi va fermatevi un pò a parlare con me. Ciao.
tiziano
 
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