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Messaggioda tiziano il 17/07/2013, 12:01

tra una poesiola e l'altra ci ficco un aforismo, tanto per passare il tempo (che è il fine principale della filosofia...o no?!):

Paolo mutò radicalmente la propria vita dopo il suo incontro col dio; si convertì, divenne un altro uomo. Siddharta abbandonò la sua vita cortigiana e il suo destino regale dopo essere rimasto impressionato dalla vista di un vecchio, un malato, un cadavere, un asceta; così comprese la tragicità dell’esistenza e il bisogno di cercare una via verso la liberazione della e dalla vita.
Nel corso dell’esistenza possono accadere eventi che la sconvolgono, piccole o grandi catastrofi che inducono alla riflessione, alla trasformazione di sé, talvolta perfino all’autodistruzione. Conversione, folgorazione, sono parole che possono designare queste crisi. Paolo e Buddha ne sono esempi straordinari, ma di altri esempi, semplici ed anonimi, brulica la vita: chi s’innamora, chi è illuminato dalla tragedia o dalla gioia, chi vede ombre o luci che prima non vedeva: eroi per caso, esploratori di nuove esperienze.
Più spesso il mutamento è graduale e a lungo inavvertito; avviene come l’erosione della scogliera che cambia il suo profilo fino a divenire un’altra riva; ma c’è sempre il momento culminante dell’intuizione del cambiamento, della visione di un nuovo paesaggio interiore, che bisogna apprendere a contemplare, ad abitare. Chi non lo intuisce, chi per distrazione di sé si lascia sfuggire l’altra propria possibilità d’esistere, sarà un infelice; per chi invece comprende ma, per viltà o per necessità, rinuncia, l’abitare in se stesso diventerà estenuante
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